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BULGARI SECCHI
fotografie, di Donev, Jordanov, Keshishian,
Papazyàn
dal 28 novembre 2008 al 28 febbraio 2009
Quattro
fotografi che vivono in Bulgaria,
a Varna, sul Mar Nero. Le loro scelte estetiche,
pur nelle spiccate differenze dei rispettivi
linguaggi, rappresentano visivamente una complessa
e delicata fase di cambiamento, tuttora in
atto, rispetto cui gli artisti sfuggiti alle
spire di un forzato artigianato fotografico
di stampo realista sovietico sono alla costante
ricerca di una identità nuova. Garo Keshishian (Varna, 1946) - la
sua antologica ha inaugurato la Transarte
a Rovereto quattro anni fa - ritorna con una
installazione di 16 ritratti fotografici,
Vocal-player (2000), per esprimere
la forza e le potenzialità della
musica vocale; nello sforzo canoro degli attori
lartista scopre il medium per liberare
la rabbia di una società per troppo
tempo repressa. Lopera dal 12 dicembre
al 18 gennaio prossimo venturo è esposta
nel mezzanino del MART in occasione degli
Auguri ad Arte, iniziativa attraverso
cui la prestigiosa istituzione museale invita
le gallerie private del Trentino a confrontarsi
sul tema della grande mostra annuale, Il
Secolo del Jazz. Jordan Jordanov (Sòfia, 1940) preferisce
puntare lobiettivo sui luoghi di
cui si è appassionato attraverso le
carte geografiche: dei suoi straordinari reportage
- tutti promossi e finanziati dalla Swiss
Cultural Foundation Pro Helvetia
- si è scelto quello sulla Mongolia
(1999), quale esempio limite tra lesercizio
militante e la dimensione lirica. Rossen Donev (Varna, 1953) ricerca
nellintimita dei luoghi più remoti
della Bulgaria quellapparente genuinità
e innocenza della civiltà contadina
di cui rimangono oggi solo rare tracce:
le sue foto sono diventate una sorta di reperto
antropologico, in cui la nostalgia del
buon selvaggio può ancora nutrire
qualche speranza di sopravvivenza nei confronti
di civiltà in via di estinzione. Ashot Papazyàn (Gumri, Armenia,1950)
con linvenzione di nuove prospettive
e originali tagli fotografici, trasforma banali
particolari di strutture architettoniche,
ad esempio porte e finestre, in sculture
di luce.
Sono i quattro bulgari secchi:
quattro artisti, rigorosi nella scelta del
bianco e nero per la precisa volontà
di non distogliere lemozione dallimmagine,
talentuosi ciascuno per la personalissima
ricerca tecnico-stilistica.
Il giorno dellinaugurazione, venerdì
28 novembre, alle ore 18 I consigli al morto
performance teatrale poetica di Gigi Zoppello
soggetto ridotto dai testi tradizionali raccolti
da Constantin Brailoiu
musiche tratte da Les Mysteres des Voix
Bulgares
Si ricrea l'atmosfera rurale in cui l'arcaica
cerimonia dell'addio al defunto viene accompagnata
dalle parole delle donne che lo conducono
verso la terra dei non viventi. Qui la simbologia
sincretica si fonde con il canto, e le immagini
sono quelle della ruralità: piange
l'albero abbattuto per fare la cassa, mentre
gli animali si incaricano di trasbordare l'anima
attraverso ruscelli, foreste e montagne. Un
universo magico e fiabesco che si apre all'universalità.