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ABORIGENI D'AUSTRALIA
E COLON BAULE' DELLA COSTA D'AVORIO




L’attenzione alle “culture altre” è ribadita in questa proposta di un «Incontro fra … Arte Aborigena Australiana e Colon Baulé della Costa d’Avorio»
(mostra a catalogo a cura di Sergio Poggianella, schede storico-critiche di Elisa Gusella e Micaela Sposito, fotografie di Giulio Malfer).


Inedito percorso nel mondo del mercato internazionale dell’arte e sul concetto di “autenticità” che seleziona per l’allestimento 35 tele di Aborigeni d’Australia e 100 Colon Baulé della Costa d’Avorio. Tra i pittori Aborigeni, alcuni sono molto noti e battuti all’asta da Sotheby’s (come Ada Bird Petyarre, Evelyn Pultara o Richard Tax), altri la cui creatività è ancora compressa nell’attività di “bottega”, le coopertive d’arte a cui affidano la gestione della loro frenetica produzione (come William Sandy, Donald Matthew o Philomena Napaitjarri). Dall’altra parte la produzione di Colon.

Sculture in legno dipinto che nel corso degli ultimi due secoli non hanno disatteso il ruolo protagonistico nella produzione scultorea Baulé della Costa d’Avorio, grazie soprattutto alla capacità di rinnovare la propria intrinseca ragione d’essere. Il viaggio tra gli ateliérs principali che producono Colon è scandito dalla presenza di quattro rarissimi esemplari in prestito da collezione privata, invidiati dai musei di tutto il mondo: uno di fine Ottocento ed un altro del primo decennio del Novecento, quando ancora i Colon fungevano da segnale di pericolo per avvisare del passaggio e della presenza dell’Uomo Bianco ed erano posti all’ingresso o ai crocevia dei villaggi; ed ancora due esemplari a cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta, quando il Colon comincia ad essere assorbito nella tradizione Baulé degli “Sposi dell’Aldilà”.

Oggi è sempre più alta la richiesta di produzioni artistiche, antiche e contemporanee, non occidentali: in paesi come l’Australia o l’Africa (Costa d’Avorio in testa), l’impatto turistico è talmente forte da avere favorito veri e propri centri di produzione di artigianato/arte tradizionale. Si tratta solo di imitazioni, repliche e falsi per soddisfare la legge della domanda-offerta in un mercato internazionale dell’arte o anche nell’ambito di una produzione che attinge alle tradizioni locali e che, nella gran parte dei casi è seriale, è possibile selezionare oggetti a cui riconoscere una qualità artistico-estetica? Ed ancora, quanto il gusto occidentale (quello che governa il mercato internazionale dell’arte) “contamina” tali produzioni dal punto di vista stilistico?



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