RITRATTO
FUTURISTA
Di Bosso, Pannaggi, Prampolini
dal 15 luglio al 31 agosto 2005
Sul
tema del ritratto, Transarte propone
disegni e grafiche di tre illustri protagonisti
della generazione futurista: ovvero
Prampolini, Pannaggi e Di Bosso che,
proprio attraverso i ritratti, sembrano
ricostruire un ampio ventaglio fenomenologico
d'interpretazione psicologica di Uomini
e Personaggi. Una carrellata dagli anni
Dieci agli anni Quaranta che fa viaggiare
il tema del ritratto futurista dalliniziale
fase "analitica" della ricerca
pittorico-plastica, per la successiva
"sintetica", fino alla "meccanica",
la più spinta nell'interpretazione
formale analogica.
«Ecco
l'individuo nuovo, futurista: uomo e donna
singoli nel trasformato rapporto ambientale,
l'interiorità singola dunque, il comportamento
individuale, pur relativamente alla dimensione
moderna di uomo moltiplicato, entro infatti
il grande numero (e dunque verso Iautoma
quotidiano); i rapporti del singolo con gli
altri, con il mondo, in una nuova antropologia
globale fondata su un radicale rinnovamento
gnoseologico e sensitivo. E perciò
il ritratto, ( ) tema dell'individuo
sia in quanto fenomenologia iconologica della
visibilità individualizzata delluomo
futurista, nella sua condizione dunque di
consapevolezza di un'implicazione in situazioni
di dinamismo e simultaneità; sia tuttavia
anche in quanto suggerimento di uno scavo
specifico nella sua interiorità, attraverso
o persino malgrado quella visibilità
ideologicamente rappresentativa ma alquanto
stereotipante» (Enrico Crispolti in
E. Crispolti e F. Sborgi, Futurismo. I grandi
temi 1909-1944 , Mazzotta Editore, pp.17-18).
Se è vero infatti che i Futuristi negavano
lindividualismo e la centralità
dellUomo nelluniverso, altrettanto
è vero, come spesso ha sottolineato
Crispolti, che essi «riscattavano energicamente
la dimensione dell'individuo quale nodo dinamico
emotivo-immaginativo di interferenti simultaneità
di provocazioni materiali e rispondenze psichiche».
Di Enrico Prampolini (1894-1956), autoritratti,
ritratti e caricature tra gli altri
di Pirandello, Govoni, Folgore, Rolandi,
Huysmans e Delaunay manifestano la volontà
di rimanere fedele alla fisionomia dei volti
pur nella rapidità del tratto a matita;
in rassegna anche una teoria di ritratti femminili
in cui lartista modenese cita lesperienza
cubista di Picasso. Ivo Pannaggi (1901-1981)
affida ad una linea pura e caricata
la fisionomia e il carattere di Giorgio de
Chirico, Buster Keaton, Lövenstein, Rettaroli,
Gallian, Askenazi: lartista di Macerata,
nei pochi e arditi segni, raffina la scelta
verso lastrazione figurativa e ne ricerca
leffetto di comicità. Infine
tra le opere di Renato Di Bosso (1905-1982),
un ritratto sintetico di Marinetti, padre
del Futurismo a cui il veronese aderisce a
partire dagli Anni Trenta, un ritratto inedito
di Crali.Nellaprile del 1910, Boccioni,
Carra', Russolo, Balla, e Severini, scrivevano
La Pittura Futurista, Manifesto Tecnico,
dove si legge: «La nostra brama di verita'
non puo' piu' essere appagata dalla Forma
ne' dal Colore tradizionali ! Il gesto, per
noi, non sara' piu' un momento fermato dal
dinamismo universale: sara', decisamente,
la sensazione dinamica esternata come tale.Tutto
si muove, tutto corre, tutto volge rapido.
Una figura non e' mai stabile davanti a noi,
ma appare e scompare incessantemente ( )
Affermiamo ancora una volta che il ritratto,
per essere un'opera d'arte, non puo' ne' deve
assomigliare al suo modello, e che il pittore
ha in se' i paesaggi che vuol produrre. Per
dipingere una figura non bisogna farla; bisogna
farne l'atmosfera». Da Bi Bosso, Panneggi
e Prampolini, il ritratto come ricerca dellespressione
nella sigla futurista.