ICONE
DAFRICA
Scultura Africana Contemporanea
opere di
Akpan, Anangangola, Camara, Dago, Dastani,
Kashimiri, Lilanga, Lokossou, Mutasa
dall 8 febbraio al 24 aprile 2008
Da
un progetto curatoriale di Sergio Poggianella
che dal 2001, in occasione del
successo della presenza africana alla
Biennale di Venezia, presta attenzione
agli sviluppi della produzione artistica
del continente la Transarte propone
Icone dAfrica. Scultura
Africana Contemporanea, rassegna
di alcuni tra i maggiori artisti africani,
da un decennio ormai fagocitati dal
sistema dellarte del mondo occidentale.
BIOGRAFIE
Sunday Jack AKPAN (1940 -)
Nato in Nigeria, vive e lavora a Uyo nellAkwa
Ibom State. Dopo un primo apprendistato come
muratore, in seguito a una visione, decide
di diventare scultore. Inizia a realizzare
sculture funerarie su commissione, plasmandole
sulla sabbia e rifinendole in cemento, che
poi dipinge a tinte vivaci. I suoi temi principali
sono i capi tribali della sua comunità
e i personaggi della borghesia nigeriana che
si mettono in posa per una scultura di prestigio.
Dopo una mostra a Stoccarda nel 1988, viene
scoperto da Jean-Hubert Martin che lo invita
alla grande esposizione Magiciens de
la Terre nel 1989 al Centre Pompidou
di Parigi. Il museo parigino acquista un gruppo
di sculture. Il Museo di Washington, Tokyo
e Lione acquistano altre sue opere in cemento
dipinto. Nel 1996 espone alla Haus der Kulturen
der Welt di Berlino. Harald Szeemann lo invita
alla Biennale di Venezia del 2001
dove è presente nella Platea dellUmanità.
Sue opere vengono presentate anche nella grande
rassegna Africa Remix nel 2005
al Centre Pompidou di Parigi.
Scultore naturale nigeriano, in grado
di eseguire effigi, statue, lapidi di ogni
genere, terraglie e stoviglie, pietre tombali
di marmo, decorazioni di mobili e arredi di
case, disegni e oggetti darte in generale,
così recita il biglietto da visita
di Akpan. Simile allartigiano medievale,
capace allo stesso modo di decorare cattedrali
o di plasmare umili oggetti, come notava Marco
Meneguzzo su Artforum nel 2002,
Akpan realizza gruppi scultorei di capi tribali,
sciamani, dignitari e notabili, la cui cifra
stilistica è il naturalismo. Non solo
il volto, ma anche le vesti e gli ornamenti
vengono riprodotti nei dettagli lussureggianti
dei colori vivaci.
Akpan adotta il cemento, materiale versatile
e poco costoso, sottraendolo al suo impiego
usuale di materiale da costruzione per conferirgli
valore artistico. Ne emerge un catalogo ampio
e variegato della società nigeriana
contemporanea, in cui si muovono, scrive Martina
Corgnati, autorevoli personaggi o signori
dei mondi intermedi, presentificati sembra
agevolmente grazie alle pratiche Voudou.
ANANGANGOLA (1938-)
As a young boy growing up he had always been
attracted to expressing himself in such a
way that would reveal his inner feelings visually
through visual art such as painting.giàoriorNasce
nella regione di Cabo Delgado, in Mozambico,
con il nome di Zacharia Anangangola Marimba.
Comincia a realizzare sculture makonde sin
da piccolo, avendo come maestri i genitori.
Solo negli anni Sessanta si trasferisce in
Tanzania dove tuttora vive e lavora in un
villaggio agricolo ad un centinaio di chilometri
a sud di Dar Es Salaam.
Il suo stile ujamàa molto
particolare riscuote un immediato successo,
cosa che gli ha permesso di essere inserito
in numerose collettive di respiro internazionale:
il suo lavoro è ben documentato nel
libro di J. Korn (Modern Makonde Art,
Hamlyn, London, 1974) e più recentemente
nel corposo catalogo curato da Marco Parri
e Luca Faccenda (Africa Today. The dark
side of the Art, National Gallery Editing,
Firenze, 2007) che ha accompagnato lomonima
mostra presso gli spazi di Vetrina Roma a
Roma nellautunno del 2007.
Seni CAMARA (1945-)
Seni Camara è nata e vive a Bignonia,
in Casamance, una regione del Senegal meridionale,
teatro di combattimenti spesso feroci tra
indipendentisti ed esercito, dalla quale non
si è mai allontanata neanche per recarsi
a Dakar, giustoper sottolineare il radicamento
ossessivo del suo linguaggio ai luoghi ed
ai miti della terra in cui è nata.
Lavora esclusivamente la terracotta, un materiale
tuttaltro che tradizionale, in Casamance,
ed è lunica donna scultrice del
villaggio. Per questo, la sua figura è
contornata da leggende. Anche la tipologia
delle sue sculture è assai originale:
grandi Dee Madri mostruose che sembrano allattare
altrettanti piccoli esseri mostruosi che nascono
e vivono dalle loro stesse costole. Queste
splendide dee-madri sembrano venire dal centro
della Terra stessa. Non a caso le cuoce nella
foresta, in una buca, secondo riti sciamanici
ancestrali e misteriosi, ai quali nessuno
può assistere. Ricche di quella magia
e forza che solo lAfrica sprigiona,
disposte come in una selva infernale
nella sua piccola casa, accatastate in ordine
di altezza.
Le sue opere hanno viaggiato in contesti e
mostre di livello internazionale: solo per
citarne alcune, da Magiciens de la terre
al Centre Pompidou di Parigi nel 1989, a Il
ritorno dei maghi ad Orvieto nel 2000
o alla Biennale di Venezia del
2001; sue opere anche alla rassegna appena
conclusasi Why Africa? La collezione
Pigozzi presso la Pinacoteca Giovanni
e Marella Agnelli al Lingotto di Torino. Louise
Bourgeois la annoverava tra le maggiori scultrici
contemporanee ed insieme ad André Magnin
le ha dedicato un capitolo in Contemporary
African Art (ed. Abrams, New York, 1995).
Ousmane Ndiaye DAGO (1951-)
Nasce a Ndiobene, in Senegal, dove si diploma
in Arti Plastiche all'Istituto Nazionale di
Belle Arti, per poi conseguire il Diploma
in Arti Grafiche all'Accademia Reale di Belle
Arti di Anversa in Belgio; attualmente è
professore di Arti Grafiche a Dakar, dove
vive e lavora, e guida da direttore artistico
la rivista "Lika".
Ha realizzato copertine di libri e grafica
per i musicisti senegalesi (Yousson Dour,
etc.); ha esposto alla Biennale di Dakar
e alla Biennale di Arti Grafiche di
Brno nella Repubblica Ceca; ha partecipato
nel 1996 e nel 1998 al Festival dei
Tre Continenti a Nantes in Francia;
nel 2001 è invitato a partecipare alla
Biennale di Venezia.
Scrivono Achille Bonito Oliva e Martina Corgnati
(nel catalogo Femme Terre curato
da Piero Cavellini in occasione dellomonima
mostra tenutasi nel 2003 presso il Ken Damy
Fine Art di Brescia) che Dago rappresenta
una delle personalità più
originali emerse negli ultimi anni dal ricchissimo
panorama dell'arte africana contemporanea,
parte dall'identificazione della donna con
la terra per la comune capacità di
prolificazione. il corpo delle modelle viene
come riportato, attraverso l'argilla, a una
sorta di tempo originario del mondo, alla
nascita dell'uomo. corpi come luoghi designati
dove passato e presente, antichità
remota ed incalzante attualità si danno
appuntamento. qui l'identificazione con la
terra profuma e si colora dell'evidenza di
divinità presenti in tutte le cose
e in tutti i momenti. terra seccata sulla
pelle così da trattenere a sé
la vita, da fare di ogni donna una propria
emissaria, una propria messaggera.
DASTANI (1935-2005)
Nato a Cabo Delgado, Mozambico, con il nome
di Dastani Simon Nyedi, ha sempre vissuto
e lavorato a Dar Es Salaam, Tanzania, dove
si era trasferito con lo zio Samaki (iniziatore
dello stile shetani) e dove è
morto nel 2005. E uno dei grandi maestri
storici della scultura makonde, autore di
quellantico stile nyamnezi
che fortemente influenzò Giacometti.
A differenza deglia ltri scultori makonde,
Dastani utilizza per le proprie sculture legni
diversi dallebano, ovvero talvolta legno
di cassava e talvolta legno di mogano; allo
stesso modo non ha una predilezione unica
per lo stile, trattando ora soggetti shetani,
ora ujamàa.
La mostra che lo ha fatto conoscere al grande
pubblico europeo è quella tenutasi
nel 1989 al Musée des Arts Africains
et Océaniens di Parigi; ha esposto
in Kenya, Tanzania, germania, Italia; le sue
opere erano presenti alla prima Biennale
darte di Malindi curata da a cura
di Eric Girard-Miclet.
KASHIMIRI (1934-)
Nato nel distretto di Cabo Delgado, Mozambico,
con il nome di Kashimiri Matayo, appartiene
alla tribù Makonde. Vive e lavora a
Kibaha, Tanzania, dove si è trasferito
allinizio degli anni Sessanta seguendo
lemigrazione degli altri scultori makonde.
Tra questi è uno dei più noti,
per la forza espressionista delle sue possenti
opere in ebano.
Il suo lavoro è documentato dal 1974
nel noto volume Modern Makonde Art
di J. Korn, oltre ad essere rappresentato
in numerose collezioni pubbliche e private
del Nord Europa (Francia, Germania, Danimarca,
Norvegia); ha partecipato a numerose collettive
in diversi musei del mondo, mentre la sua
personale più importante rimane ad
oggi quella tenuta nel 1999 presso il Museo
di Silkeborg in Danimarca; le sue opere erano
presenti alla prima Biennale darte
di Malindi curata da a cura di Eric
Girard-Miclet.
George LILANGA (1934-2005)
Considerato lartista africano per eccellenza,
è noto in tutti i musei del mondo per
le sue storie di spiritelli indiavolati che
tormentano gli umani. Appartenente alla tribù
Makonde, nasce a Masasi, nel distretto di
Lindi, in Tanzania, ma si trasferisce nel
1970 a Dar Es Salaam in Tanzania, dove lavora
nella casa-atelier di Mbagala sino al 2005,
anno della sua morte.
Considerato il genio assoluto della pittura
swahili, fin dagli anni Sessanta ha sviluppato
una sorta di "logo" costituito
da figure-cartoon" in continuo
movimento, senza dubbio affini a quelle create
dallo statunitense Keith Haring. La sua
pittura surrealista ha certamente anticipato
la corrente graffitista. L'impronta di Lilanga
- viaggiatore internazionale totalmente
legato alla Tanzania e alla cultura swahili
della costa - non è mai statica, bensì
è un nuovo straordinario capitolo
di una storia infinita che ha come temi conduttori
i fatti della vita quotidiana. Il tutto, colto
con una grande ironia letteraria che
si riflette nei titoli, puntigliosamente apposti
dietro ogni opera.
Lilanga ha partecipato alla Biennale di Shanghai,
che lo ha visto protagonista indiscusso: "Dipingo
quando sono felice e racconto le vicende quotidiane
del mio popolo". Da qui numerose importanti
rassegne internazionali: al National Museum
di Dar Es Salaam (1974), alla Marykoll Ossing
Gallery di New York (1977), alla IMF Hall
di Washington (1978), sino alla Saatchi and
Saatchi Gallery di Londra (1992), al Ludwigshafen
am Rhein Museum di Ludwigshafen in Germania
(1993), al Musée di Nantes in Francia
(1993);
e alla Okariya Gallery di Tokyo; la sua prima
mostra personale in Italia si è tenuta
nel 1999 alla Fabbrica Eos di Milano. E
invitato alla mostra Magiciens de la
Terre nel 1989 e ad Africa Remix
nel 2005, entrambe al Centre Pompidou di Parigi.
La sua produzione è ben rappresentata
nella collezione di Jean Pigozzi a Ginevra
e nella Saba Saba Collection di Verona.
LOKOSSOU D.O. Eloi (1965-)
Nato nel 1965 a Cové, nella Repubblica
del Benin, a 80 chilometri a nord di Abomay,
lantica capitale del Regno di Dahomay,
insieme al concittadino Dessou Amidou è
il maggior protagonista del rinnovamento della
scultura Gélede, lantica tradizione
dedita prevalentemente alla realizzazione
di maschere rituali tra gli Yoruba della Nigeria
ed i Nago del vicino Benin.
Le sue prime personali importanti si datano
2003 nella Repubblica del Benin, presso il
Centre Culturel Français di Cotonou
e presso il Forte Portoghese di Ouidah; sempre
nel 2003 è invitato a partecipare al
43° Premio Suzzara. Le sue opere sono
presenti nel 2006 alle rassegne internazionali
Arte africana contemporanea a
cura di Fabrizio Sommaruga presso la NERART
di Lugano e Africa Nera a cura
di Enrico Mascelloni, Franco Riccardo e Sarenco
presso Castel dellOvo a Napoli.
Harry MUTASA (1973 -)
Originario della capitale dello Zimbabwe (Harare),
già adolescente sperimenta modalità
espressive originali. Alletà
di 17 si iscrive alla scuola darte del
quartiere ghetto di Bare, dove inizia la sua
produzione di sculture utilizzando materiali
di recupero da pezzi di ricambio usati di
automobili e di camion: sono oggetti antropomorfi,
musicali e talvolta astratti. Ancora prima
che la sua formazione sia conclusa, Mutasa
espone alla The National Gallery of Zimbawe
e vince numerosi premi (1994, 1996, 1997,
1998).
Negli ultimi anni ha esposto in Sudafrica,
Finlandia, Germania, Australia e Olanda; tra
le mostre più recenti da segnalare
quelle alla Lathan Gallery di New York (1998),
al National Museum Kuona Trust di Nairobi
(1999), al Centro Zvakanaka di Amsterdam (1999),
alla Alexander Gallery di Javéa
Spagna (2002-2006).
Scrive di se stesso: Per me larte
è un mezzo per riunire tutte le culture
e le società di tutto il mondo; non
vi è unità di arte, non vi è
unità nella percezione del linguaggio
del colore, ma solo la luce dello spirito,
che è lUomo, e che accomuna tutti
( ) Tento di creare movimento e quindi
di dare la vita al mio lavoro, insegnando
quello che so, sulla vita e su Dio, a tutti.