IL
MONDO IN CORSA
Macchine e Dinamismo pittorico nel Futurismo
siciliano degli Anni 20 e 30
Corona, Rizzo, DAnna, Varvaro, Florio,
Guttuso, Cambellotti
dal 16 novembre 2007 al 25 gennaio 2008
Curata
da Micaela Sposito, con i contributi
di Luce Martinetti, Sergio Poggianella,
Anna Maria Ruta e Maurizio Scudiero,
per questa esposizione la scelta dellarco
cronologico è sembrata significativa
al fine di leggere la corrispondenza
tra la produzione degli artisti e le
importanti trasformazioni e conquiste
nella società dellisola
tra gli Anni 20 e 30.
In mostra
opere - trenta complessivamente - a partire
dalla fine degli Anni 10 di Vittorio
Corona, Pippo Rizzo, Giovanni Varvaro, ma
anche di Giulio DAnna che al Futurismo
aderisce più tardi con la scelta dellaeropittura,
oltre che di Vincenzo Florio, Duilio Cambellotti
e Renato Guttuso i cui soggetti di autoveicoli
anticipano e/o si ispirano al tema delle macchine
in velocità dei Futuristi. Una
breve rassegna, resa particolarmente preziosa
dalla presenza di opere importanti dei maestri
siciliani che a Rovereto, una delle patrie
del Futurismo, giungono per gentile e squisita
concessione dei rispettivi familiari ed eredi.
Marinetti, guardando alla produzione dellisola,
foggiò la sigla il colorificio
di Sicilia; ci auguriamo che, attraverso
la nostra proposta, il pubblico possa condividere
la solare atmosfera della pittura futurista
siciliana.
dal Catalogo Eidos Edizioni
MICAELA SPOSITO (da Macchine e Dinamismo pittorico.
La produzione futurista in Sicilia)
Il Futurismo è un movimento proiettato
verso il progresso, la tecnologia, lesaltazione
della forza delle macchine. La Macchina
la sua invenzione è prologo
ed epilogo della rivoluzione industriale.
Ma la Macchina, che sostituisce lUomo
e il suo lavoro, rischia di confinarne la
figura ai margini di una società moderna
industrializzata. Il Futurismo riesce a garantire
centralità e potere allUomo nella
società delle macchine:
da LUomo Moltiplicato e il Regno
della Macchina (1910) e La nuova
religione-morale della velocità
(1916) di F.T. Marinetti, a Vita Simultanea
Futurista (1927) di Fedele Azari e Aeropittura
e superamento terrestre (1931) di Enrico
Prampolini, i manifesti futuristi riaffermano
il ruolo di primo piano dellUomo che,
attraverso il potere della Macchina, sopravvive
a questa e a se stesso, padrone assoluto del
Tempo e dello Spazio. La rappresentazione
della Macchina (sia automobile, treno o tranvai,
motocicletta o bicicletta, aereo o dirigibile,
nave o sottomarino), in associazione alla
scelta del dinamismo pittorico
inteso come voluttà ritmica,
movimento palpitante, ricercata concordia
riconduce una tra le ipotesi di lettura
della rivoluzione futurista, sia
al livello delle enunciazioni teoriche che
del linguaggio artistico, alla necessità
di prendere parola in un tempo storico di
sostanziali trasformazioni. Unoccasione
per lUomo di tornare ad essere protagonista
pur nellaccelerazione del quotidiano.
( )
Il Movimento di Marinetti non si è
limitato a proporre con forza un soggetto
o taluni soggetti nellambito di una
tematica modernista; ma ha ricercato e sperimentato
le concrete possibilità di praticare
il nuovo ideale meccanico e modernista, oltre
che la visione del Mondo come Divenire, attraverso
la struttura del linguaggio artistico. ( )
Linvito al tema della Macchina e al
linguaggio del Dinamismo pittorico è
accolto anche dagli artisti siciliani, in
unaccezione che, al di là delle
rispettive personali interpretazioni, si caratterizza
per luso del colore. Anna Maria Ruta,
in questo catalogo, ne restituisce il contesto
socio-culturale; qui tratteremo invece degli
aspetti più direttamente legati alla
pratica pittorica. Nel Manifesto del
colore del 1918, Giacomo Balla scrive:
Nel groviglio delle tendenze avanguardiste,
siano esse semifuturiste, o futuriste, domina
il colore. Deve dominare il colore poiché
privilegio tipico del genere italiano;
per cui, la pittura futurista italiana essendo
e dovendo essere sempre più unesplosione
di colore non può essere che giocondissima,
audace, aerea, elettricamente lavata di bucato,
dinamica, violenta, interventista. Gli
artisti siciliani, del colore, hanno fatto
un privilegio tanto maggiore se Martinetti
guarda allisola come al colorificio
del cielo e Pippo Rizzo, tra i futuristi
di questa regione, non può fare a meno
di annotare di aver sentito la Sicilia
vibrante di luce e di colore
LUCE MARINETTI (dalla presentazione)
È noto il profondo legame che Marinetti
ha sempre avuto con la Sicilia, terra di intensi
colori, profumi e sentimenti di cui il battito
primordiale vulcanico ben rappresenta nella
mente e nel cuore del poeta leffervescenza
dellimpulso spirituale e geniale della
vita. Non sorprende che il cataclisma di Messina
nel dicembre del 1908 segni lo slittamento
del lancio del primo manifesto del Futurismo
- uscito poi a febbraio del 1909 sul Figarò
parigino - per onorare il grave lutto che
aveva colpito la grande isola dItalia.
La testimonianza di Paolo Buzzi ricorda Marinetti
che legge il Manifesto con la sua voce
che sembra lo squillo dellOlifante di
Rolando mentre da fuori giungono le
voci spaventose degli strilloni che annunziano
Reggio e Messina rase al suolo.
Qualche anno più tardi Marinetti, accompagnato
dallamico Vasari, vorrà raggiungere
la bocca dellEtna. Sdraiato a terra
ne ascolterà lantico respiro.
La partecipazione degli artisti siciliani
al movimento marinettiano è oramai
storia. La loro presenza nelle innumerevoli
mostre nazionali e internazionali negli anni
Venti e Trenta, il rapporto diretto con i
grandi Maestri della pittura quali Depero,
Prampolini o Marinetti stesso, la forza creativa
delle loro opere sono negli ultimi decenni
oggetto di interesse e intenso lavoro da parte
della critica.
Per queste ragioni la mostra di Rovereto,
divenuta tra le spettacolari vette del trentino
magnete di iniziative culturali, segna robustamente
- avvalorando letimo latino del suo
toponimo - una tappa e una vetrina significative
per la conoscenza del pubblico dellarte
futurista siciliana.
SERGIO POGGIANELLA (dalla presentazione)
Dallesposizione della Mole Antonelliana
a Torino nel 1980, Ricostruzione futurista
dellUniverso curata da Enrico
Crispolti, e poi dalla grande mostra di Palazzo
Grassi a Venezia nel 1986, Futurismo
& Futurismi curata da Pontus Hulten
- i due eventi che per la prima volta hanno
presentato il movimento italiano nella molteplicità
degli aspetti creativi e nella portata della
produzione artistica - sono dovuti trascorrere
ancora numerosi anni perché lattenzione
della storiografia e della critica nazionale
si spostasse ad indagarne le vicende
regionali. Con Futurismo e Meridione
al Palazzo Reale di Napoli nel 1996, Enrico
Crispolti da evidenza e voce a luoghi
e personaggi di una periferia
italiana, che nel corso degli studi si affranca
sempre più dallhabitus di periferia.
E il caso della Sicilia.
Il lavoro di scandaglio, ricerca, acquisizione
e approfondimento sul movimento futurista
nellisola condotto sin dagli Anni Settanta
da Anna Maria Ruta; le monografie sulle personalità
artistiche curate da Enrico Crispolti (Corona),
Eva Di Stefano (Corona), Sergio Troisi (Rizzo)
e Anna Maria Ruta (Varvaro, DAnna, Rizzo);
e ancora le numerose rassegne espositive,
di cui ricordiamo, tra le più importanti,
Fughe e Ritorni. Presenze futuriste
in Sicilia a Palermo nel 1998 e Futurismo
in Sicilia 1915-1934 a Taormina nel
2006, entrambe a cura di Anna Maria Ruta;
tutto ciò dimostra quanto lesperienza
futurista in Sicilia non costituisca una opportuna
e opportunistica parentesi in omaggio alla
moda dei tempi, piuttosto unadesione
partecipata e genuina, con originali e personalissime
caratterizzazioni, allinvito allArte
Totale del leader Marinetti, già dai
primi Anni 10. A riprova, i carteggi
tra Marinetti e gli artisti siciliani, il
ben noto Manifesto ai pittori meridionali
redatto da Boccioni nel 1916, la costante
frequentazione di luoghi e personalità
dellisola da parte di Balla e Depero
negli Anni 20; così come la stessa
tenuta del movimento siciliano sino agli Anni
40 e 50 e il coinvolgimento di
numerosi centri, da Palermo a Catania, da
Messina a Trapani.